Il mare non doveva essere un mondo lontano per quella gente che andava come seguendo un sentiero. Ma non c'era sentiero nel paesaggio. Un corpo mezzo svestito era lo spazio, appena macchiato di cespugli oppure fitto di ombre, o nudo di pietra e saggina. Frontiere immaginarie si attraversavano scivolando le une nelle altre, mentre nel fresco degli aromi irrompevano soffi salmastri.
Il mare non doveva essere lontano. E come il mare anche certe donne la cui presenza era risaputa, ma non l'aspetto. La gente si arrestò sull'orlo di un vuoto unto di vapore che ne rendeva perplessi i contorni. La gente aspettava le voci delle donne che abitavano quel vuoto.
Trascorse un lungo silenzio, mai torpido, la luce sospesa, e da quel confine che separava il viaggio dal suo passato e ogni istante dal tempo che non c'è ancora, si propagò un fuoco d'antiche polifonie. Il canto sorgeva dall'abisso e l'abisso dalla pagina bianca di un libro incompiuto.
Il libro era in un sogno sognato in un giorno di giugno.